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Serie A 2025/2026 Parma Pisa : Le (Non) Pagelle

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Riavvolgiamo il nastro di un anno.
Stadio Rigamonti di Brescia.
Dopo una vittoria conquistata sotto il diluvio che è l’ultimo tassello di una storia meravigliosa.
Capitan Antonio Caracciolo ai nostri microfoni.
Nonostante la soddisfazione evidente e la piena consapevolezza del momento giriamo intorno a quella lettera che ancora non riusciamo a credere di poter finalmente pronunciare.
Poi il mio compagno di mille trasferte Paolo Sardelli se ne esce con la più innocua delle domande.
“Senti Antonio, su Whatsapp è già partito il tam tam, stasera quando tornerete a Pisa troverete un sacco di gente ad aspettarvi”.
Ed il capitano fatto di acciaio si scioglie come neve al sole.
La voce non esce più.
Ci sono soltanto lacrime.
Alle quali ovviamente cediamo il passo pure Paolo ed io perché in quel preciso momento avevamo capito definitivamente che ce l’avevamo fatta.
Fra un singhiozzo e un altro riesco a farfugliare un qualcosa del tipo “va bene così Antonio”.
E prima di scappare via Caracciolo riesce a dire “è un momento bellissimo”.
Finiva così uno degli istanti più belli ed emozionanti della mia storia personale legata ai colori neroazzurri.
Da lì a pochi giorni sarebbe poi accaduto tutto quello che tutti voi che leggete conoscete a menadito.
E che in questo momento non mi fa alcuna voglia di scrivere.
Perché i giorni sono passati veloci da quel 25 aprile dell’anno scorso.
Troppo veloci.
E ci hanno portato ad un altro 25 aprile.
Trascorso mestamente al Tardini di Parma.
A raccontare l’ennesima debacle di questa stagione disgraziata.
A dover condurre tre ore di diretta radio senza avere troppe parole da dire e senza neanche avere troppa voglia di parlare.
A dover raccogliere altre interviste, stavolta di tenore ben diverso da quelle dell’anno scorso.
Da Antonio Caracciolo a Gabriele Piccinini.
Dalle lacrime alle lacrime.
Dalla gioia a un mix di sentimenti negativi che non è facile esprimere a parole.
Sì, anche ieri c’è stato da piangere.
Perché Gabriele Piccinini ha detto quello che ogni tifoso neroazzurro avrebbe detto se si fosse trovato davanti ad un microfono.
“Se penso che un anno fa di questi tempi mancava una settimana alla promozione mi vengono i brividi”.
“Adesso c’è da andare al campo e lavorare per onorare la maglia ed i tifosi che meriterebbero una statua”.
“Il mio futuro ? In questo momento non me ne frega niente”.
Ma soprattutto.
“Dispiace aver buttato via il sogno che avevano costruito tutti insieme”.
Grazie Gabriele.
Hai detto tutto tu.
E giù lacrime, in quel momento.
Perché è la verità più amara di un anno intero.
Abbiamo buttato via un sogno.
Né più.
Ne meno.
E onestamente di chi siano le colpe, di chi siano gli errori, di chi siano le responsabilità, francamente non me ne frega un cazzo.
Abbiamo buttato via un sogno.
Un peccato mortale soltanto a pensarlo.
Che il Dio del calcio ci perdoni.
H2o
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