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(Non) Pagelle Pisa Spezia
- Updated: 09/11/2019




Ci sono pomeriggi che difficilmente ti dimentichi, campassi cent’anni.
Ci sono partite che esulano dal campionato, dalla categoria, dalla logica delle cose.
Ci sono situazioni che è davvero riduttivo racchiudere in un numero, un giudizio, una valutazione.
Ci sono quelle emozioni pure, veraci, genuine, quasi fanciullesche ma che giustificano in pochi minuti l’essenza stessa di una vita da vivere fino all’ultimo respiro.
Oggi pomeriggio c’è stato Pisa contro Spezia.
Ed in quei novanta e più minuti trascorsi – anzi, vissuti – nel vetusto catino dell’Arena Garibaldi c’è stato tutto quello di cui sopra.
Oltre l’avversario.
Oltre la formazione iniziale.
Oltre le sostituzioni.
Oltre le assenze.
Oltre i goal fatti.
Oltre i goal subiti.
Oltre i goal sbagliati.
Torni a casa e sei ancora sballottato dentro da quel crogiolo di emozioni che tuo malgrado hai provato a raccontare nella maniera più distaccata possibile, con quella vocina interiore che ti suggeriva continuamente di non cadere in facili tentazioni di tifo a tinte neroazzurre.
Ma è stato tutto inutile.
Anche il vostro umile scribacchino è stato travolto da un entusiasmo davvero poco professionale in quei folli cinque minuti finali.
Quando l’impossibile è diventato realtà.
Quando i due giganti della nostra difesa sono saliti dalle retrovie per riscrivere la storia di una partita e forse di un intero campionato.
L’uno fino a pochi mesi fa incredibilmente sperduto nelle serie minori dell’italico pallone.
L’altro vittima suo malgrado dell’episodio quasi kafkiano che ci era costato poche settimane fa la sconfitta nel derby giocato in terra labronica.
L’uno è Ramzi Aya.
L’altro è Simone Benedetti,
Sono loro gli eroi di questo pazzo pomeriggio, ma non solo loro.
Un’ora prima era toccato a Batman Marconi tornare al goal dopo un lungo digiuno, un Cavaliere Oscuro che volteggia fra le statue di sale della difesa bianconera.
Pochi minuti prima c’era voluto invece il miracolo di Gori in uscita disperata su Gyasi per tenere aperta una contesa che sembrava sul punto di essere chiusa da un momento all’altro.
Ed invece quello che pareva a tutti gli effetti un pugile suonato ad un amen dal cadere a tappeto ha piazzato a stretto giro di posta due ganci della buonanotte che hanno mandato l’Aquila ligure a gambe all’aria.
Con buona pace dei tifosi bianconeri che già pregustavano lo scherzetto a domicilio per gli odiati rivali.
Ma anche di tutti coloro che si erano già infilati toga e tocco e stavano per aprire il processo per direttissima nei confronti della società, dell’allenatore, dei giocatori.
Spiacente, sarà per la prossima volta (e vale per entrambe le categorie).
Mai dare per morto questo gruppo di lavoro, ormai questo anno e mezzo qualcosa a riguardo dovrebbe averlo insegnato.
E la partita di oggi ne è meravigliosa ed esaltante conferma.
Ecco perché stasera niente pagelle e niente numeri, sarebbe per il sottoscritto sporcare con vile e maldestra pennellata una meravigliosa tela.
Anzi, un numero lo voglio dare.
Alle emozioni vissute quest’oggi.
Dieci e lode !
Perché chi nella propria vita non riesce ad emozionarsi dopo un pomeriggio di tal guisa, beh, signori mei, per me è bello che morto.
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